“Lo hanno chiamato digital marketing perché faccio tre post al giorno su Facebook usando gli hashtag era troppo lungo”.

No, chiaramente non è così: il digital marketing è una vera e propria disciplina con le sue regole, deriva dal marketing e senza nozioni su quest’ultimo il lavoro su internet e gli altri strumenti digitali di promozione non ha alcun tipo di senso. Pensateci: è come dire che Gennaro fa un’ottima quattro stagioni e una squisita diavola, ma Gennaro non sa fare la pizza. Non ha praticità con l’impasto, con la cottura nel forno a legna, ‘nsomma non è un pizzaiolo. Però è consapevole che sulla diavola ci va il salame piccante e il peperoncino e sulla quattro stagioni prosciutto, carciofi e olive.

(bastasse questo, anche chi vi scrive in questo momento sarebbe all’altezza di Gino Sorbillo o Salvatore Di Matteo)

Così, dopo l’apprezzato articolo sui 5 ERRORI DA NON COMMETTERE MAI sui Social Network, allarghiamo il campo e passiamo ai…

5 ERRORI DA NON COMMETTERE MAI NEL DIGITAL MARKETING

… e lo facciamo sempre utilizzando meme di sintesi che si sono rivelati molto efficaci.

1. Il “popolo della Rete” NON ESISTE

Inflazionato soprattutto a causa di un’estrema sintesi degli operatori del settore giornalistico, insieme ai social network e relativi trend è nato dal nulla questo famigerato POPOLO DELLA RETE.

“Il POPOLO DELLA RETE si indigna”, “Il POPOLO DELLA RETE si chiede”, “Il POPOLO DELLA RETE” fa cose in generale.

Ma chi è questo popolo della Rete?

Sulla rete Internet ci troviamo le stesse persone che incontriamo al bar per un caffè o che entrano nel nostro negozio a comprare i nostri prodotti. Hanno gli stessi gusti e le stesse preferenze sia per strada che dietro a un computer. Quindi, non pensiamo di dover attrarre persone diverse, dobbiamo solo imparare a comunicare in modo diverso in funzione del mezzo usato. E rivolgerci alle persone a cui vogliamo parlare. Non a tutto il “popolo della Rete”.

2. “Siamo belli, siamo bravi, siamo il top, siamo superfortissimi”

Cantavano James Senese e i Napoli Centrale, in un pezzo che alcuni di noi avanti con l’età ricorderanno bene, “Acquaiò, l’acqua è fresca?”. Chiaramente, l’acquaiolo non dirà mai che la sua acqua non è fresca. Insomma, un aforisma lapalissiano in dialetto napoletano che c’entra subito il concetto in essere. Non dobbiamo solo dire che abbiamo un prodotto o abbiamo un servizio, o ancora che siamo più bravi degli altri: è inutile e autoreferenziale – avete mai visto qualcuno dire che lavora peggio degli altri?

Dobbiamo dire perché i clienti dovrebbero acquistare da noi invece che dagli altri e dobbiamo farlo capire immediatamente, perché la velocità di fruizione del mezzo digitale è molto più rapida. Non possiamo indulgere in racconti lunghi e poco interessanti: poche parole, molto visual e messaggio diretto.

3. “Oddio, sono passati 10 minuti e non arrivano lead, MORIREMO TUTTI!”

Uno degli errori che si commette più frequentemente è quello di non avere pazienza: si avvia una campagna promozionale e si attendono risultati immediati. Niente di più errato, perché ci  facciamo prendere dal panico e iniziamo a cambiare continuamente obiettivi.

Avevamo definito una campagna sulla provincia di Ragusa? Non arrivano contatti nelle prime dodici ore? Proviamo su Catania. Anzi no, su Siracusa. Anzi raddoppiamo il budget e dimezziamo il tempo.

Ripeto: sbagliatissimo.

Una campagna può anche portare risultati l’ultimo giorno, dipende solo da come è impostata e poi da come è percepita dal nostro target.

In questo caso bisogna comportarsi come con una campagna di marketing tradizionale! Se acquistiamo un cartellone pubblicitario non possiamo cambiare idea due giorni dopo averlo affisso, giusto? Comportiamoci allo stesso modo. Questo è uno dei casi in cui un’agenzia fa una differenza sensibile. Con l’esperienza di chi fa giornalmente strategie si può valutare se apportare alcune correzioni, ma solo dopo aver raccolto dati sufficienti e non sull’onda dell’ansia o dell’entusiasmo.

4. “Dati? What’s dati?”

meme dati marketing

Questo è il punto più importante e uno dei vantaggi più evidenti del digital marketing: dati, dati, dati.

Possiamo usare Google Analytics sul nostro sito web per scoprire quante persone ci visitano, da dove vengono e quali sono le loro caratteristiche come età, sesso, interessi. Promuovere quindi campagne mirate o presentarci ad eventuali inserzionisti dei nostri portali (se siamo un webzine o un blog, ad esempio) con la consapevolezza di cosa possiamo offrire con successo come target.

Possiamo usare Google Webmaster Tools per capire il nostro sito come viene visto dai motori di ricerca e infine gli Insights di Facebook, Instagram, Twitter per capire i nostri messaggi che effetto fanno sul nostro pubblico. Se abbiamo fatto sponsorizzate possiamo usare gli strumenti messi a disposizione dal mezzo (ad esempio l’ad manager di Facebook, oppure AdWords) per monitorare le campagne e capire che messaggio sta arrivando al pubblico e come esso reagisce.

Anche in questo caso un’agenzia di comunicazione può aiutare ad analizzare meglio i dati. Infine, se vogliamo avere dati ancora più precisi, possiamo usare strumenti come Hotjar per vedere come gli utenti navigano il nostro sito web, dove cliccano, addirittura come gli utenti muovono il mouse quando leggono i nostri messaggi.

I dati vanno raccolti e analizzati, sempre.

5. Non fare lo struzzo!

Non si può fare bene digital marketing se non si conoscono i propri obiettivi e il proprio mercato. È necessario studiare i propri clienti (o quelli che si vogliono raggiungere) e parlare a loro nel loro linguaggio. Si possono creare delle personas, cioè dei clienti tipo, costruiti basandosi su acquisti pregressi, questionari, recensioni online, risultati delle precedenti campagne.

Conoscere le personas, oltretutto, ci permette di arrivare a una conclusione: affidarsi al digital marketing non vuol dire affidarsi ESCLUSIVAMENTE al digital marketing. Il fatto di prediligere strumenti digitali è una scelta che non deve farci dimenticare che in una strategia di marketing integrata l’acquisizione può arrivare da qualsiasi parte. Se riteniamo che un volantinaggio diffuso fuori le Università possa funzionare, per quale motivo privarcene? Perché lavoriamo solo al PC?

Il rischio è quello di mettere la testa sotto la sabbia come lo struzzo.

(Struzzo? Maledetto T9…)

P.S. In realtà gli struzzi non mettono la testa sotto la sabbia. Questa leggenda metropolitana (anzi, savanana) è diventata di largo uso comune ma, come riporta anche questo articolo di National Geographic, la verità è un’altra.

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