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Spotify: non dimenticate la musica nella strategia di marketing!

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In Strategy Posted

Estate vuol dire musica e i grandi brand lo sanno: si veda quanti spot hanno le note come leit-motiv (soprattutto quelli delle compagnie telefoniche) e quanti concerti e kermesse in luglio e agosto sono sponsorizzate da marchi che vanno dal Cornetto Algida alla Coca-Cola; insomma, tenere fuori la musica dal marketing sembra essere qualcosa di deprecabile. E in effetti lo è: la musica è un linguaggio universale che unisce, emoziona e accomuna.

In una strategia di digital marketing musica si può tradurre tranquillamente in Spotify.

I numeri di Spotify

La piattaforma a metà tra musica e social creata nel 2008 da una startup svedese non lesina di distribuire i numeri che ne certificano il successo. Le ultime tre comunicazioni risalgono a settembre 2016, marzo 2017agosto 2017 e recitano rispettivamente 40 milioni, 50 milioni60 milioni di utenti premium, ossia paganti. Sette mesi per passare da 40 a 50, solo cinque per passare da 50 a 60, e il trend è destinato a migliorare. Il suo principale competitor, che non è certo novellino dato che si tratta di Apple,  si attesta col suo servizio Music a meno della metà degli abbonati (27 milioni circa). Questo nonostante Music sia realizzato apposta per integrarsi amabilmente con i dispositivi Apple come iPhone, iPad e iPod.

Spotify android

Spotify su sistema Android (foto Pixabay)

Spotify da Cenerentola del web è diventato un vero e proprio ammazza-mercato, che pian piano si sta integrando con altri strumenti e ha siglato importanti partnership come quella con Uber o con Tinder. E se Ford ha deciso di “allearsi” con Spotify per renderlo in dotazione sulle sue vetture (con comandi direttamente da cruscotto), rumors vorrebbero a breve il suo approdo su Xbox One. Attraverso una partnership con EventBrite e AXS, Spotify suggerisce anche dove trovare i biglietti dei concerti degli artisti più vicini all’utente (e più amati dallo stesso). E a breve Spotify potrebbe approdare in borsa.

Agli utenti premium bisogna sommare quelli che utilizzano Spotify free, con spot e limitazioni. Parliamo di una platea potenziale di 140 milioni di utenti attivi. Un numero che da solo basta per obbligarci a riflettere su come avvalerci di questo strumento nelle nostre strategie di marketing.

Non si fa marketing solo per vendere (almeno subito…)

Un errore che spesso anche i più avveduti marketer commettono è quello di improntare le loro azioni a:

  • fidelizzazione del cliente o potenziale cliente;
  • vendita.

Spesso trascurano il dover (e voler) “dialogare” con la platea di riferimento e quella potenziale. Farlo con la musica è uno dei modi, forse uno dei più coinvolgenti, sicuramente uno dei più intimi ed emotivi. Non parliamo di conversioni dirette in vendita (a meno ché non si comprano inserzioni in Spotify) ma di interazione, fondamentale quando ricordiamo (e spesso lo dimentichiamo) che la Rete nasce e esplode proprio perché permette all’utente finale rispetto agli altri media di interagire.

Così, se vendo o produco auto o lavoro nell’automotive, cosa mi vieta di proporre ai miei utenti una playlist giusta per i nostri viaggi in autostrada verso l’agognata meta estiva?

Qualcuno l’ha già fatto…

Sono i brand più attenti al marketing digitale quelli che subito hanno compreso le potenzialità di Spotify.

Una grafica pubblicitaria di una campagna che vede insieme Coca-Cola e Spotify

Una grafica pubblicitaria di una campagna che vede insieme Coca-Cola e Spotify

Già agli albori, nel 2012, Coca-Cola, secondo la logica “la musica connette le persone”, decise di far passare tutta la musica delle sue pagine social attraverso Spotify. Si veda invece oggi Netflix, che accompagna ogni sua produzione originale con la pubblicazione della playlist della colonna sonora. Si veda Tinder che nell’ottica di “una canzone vale più di mille parole” ha deciso di permettere agli utenti in cerca dell’anima gemella (o di una notte di passione) di aggiungere un brano che li rappresenti nel loro profilo. E, per restare in Italia, Disaronno e Pocket Coffee hanno inserito in pianta stabile le playlist Spotify nelle loro strategie di comunicazione e marketing (fonte: IPSOFactory).

Quello con Spotify è marketing sensoriale?

Si può ritenere Spotify un valido strumento per strategie di marketing sensoriale? In realtà andremmo a forzarne un po’ la definizione. Non stiamo parlando strettamente di sensi come può ad esempio essere il marketing olfattivo. Parliamo più che altro di un coinvolgimento emotivo sicuramente più “pulito” e positivo di quello legato ad altre tipologie di messaggi (come sociali) e molto più personale.

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