Non fai in tempo a dire che Facebook è diventato un po’ Twitter che subito vedi come è diventato un po’ eBay; e mentre ancora stiamo giochicchiando col Marketplace ZAAAAC ed ecco che più forte torna il rumors mai del tutto sopito che prevede per il social dei social una svolta in stile Tinder. Del resto, la strategia della società di Zuckerberg in primis ricordava quella del primo Bill Gates e di Microsoft: se funzioni, vengo con una carrellata di soldi e ti compro. Ma anche se hai funzionato, vengo con la stessa carrellata di soldi e ti compro comunque. Poi, in un modo o in un altro ti restituisco nuova vita e ti integro da qualche parte.

Facebook piglia tutto

Così è stato Facebook quando ha acquisito senza troppi sforzi WhatsApp, così è stato Facebook quando ha acquistato (con qualche sforzo in più) Instagram. Poi fu Snapchat e l’offerta faraonica di tre miliardi di dollari fu gentilmente declinata dal fantasmino che tanto piace ai teenager e che ha fatto la fortuna di Evan Spiegel, illuminato da un amico al liceo che mandò una foto online di cui era pentito.

Davanti al diniego di Spiegel, il gruppo Facebook rispose proprio implementando le funzioni più famose di Snapchat in Instagram, chiamandole Storie e ne ha fatto un modello esportato anche sugli altri prodotti di linea e emulato anche da altri social network o servizi di chat e instant messaging (come ad esempio ICQ).

Sarà allora – o almeno a noi piace pensarlo – che Facebook si è resa conto di poter farsi a casa ogni prodotto che sul web funziona. Così è arrivato il Safety Check permanente, che in qualche modo ha sottratto l’immediatezza di comunicazione in momenti di crisi che finora sembrava una prerogativa naturale di Twitter (ma, siamo sicuri, le logiche in questo caso non sono di mercato; ma quell’effetto hanno avuto). Poi i gruppi dove era possibile acquistare o mettere in vendita oggetti sono diventati una vera features, il Marketplace che ricorda proprio molto da vicino eBay. E infatti…

Un'elaborazione grafica dell'articolo dell'Ansa che riporta i rumors sulla possibile integrazione delle offerte e-Bay in Facebook Marketplace

Un’elaborazione grafica dell’articolo dell’Ansa che riporta i rumors sulla possibile integrazione delle offerte e-Bay in Facebook Marketplace

Non abbiamo manco fatto a tempo a fare il nostro primo acquisto sul Marketplace che oggi poi ci imbattiamo in questa indiscrezione:

Non solo connessioni virtuali, Facebook ora cerca di combinare anche uscite tra gli amici con un sistema simile a quello di Tinder, la popolare applicazione per gli incontri romantici. A scovare test in questo senso, confermati da un portavoce, è stato il sito Motherboard.

La fonte è sempre autorevole: l’ANSA (qui l’articolo completo). Sebbene non si tratti di “incontri tra sconosciuti”, al momento, la suggestione è forte.

Non dimentichiamoci, inoltre, che Facebook non sta a guardare nemmeno sul campo dell’on demand, dove ha lanciato la sfida ai colossi Netflix, Amazon YouTube e lo ha fatto a botta di dollari – anche in questo caso – per acquistare in via sperimentale i diritti di importanti eventi sportivi (come alcune partite della Major League di baseball americano). La feature è arrivata il 10 agosto e si chiama Watch. L’informazione che passa per Facebook, e su questo gli studi affermerebbero che a un certo punto della sua storia l’editoria ha delegato la quasi totalità della sua diffusione al social network per antonomasia, è integrata nella piattaforma con gli instant articles e in America è già in atto una delicata mediazione tra editori e big della Rete per stabilire nuovi metodi di monetizzazione che favoriscano le parti in causa. Inoltre, come dimenticare i pagamenti che si potranno effettuare tramite WhatsApp o Facebook Messenger e l’operazione finanziaria che trasformerà Facebook in una vera e propria banca?

Non uscirete mai dal social

Ma qualcuno non aveva detto che Facebook sta morendo? Ad esempio Valerio Granato, il nostro CEO e strategist?

Si, l’ho detto io! Ma ho anche detto di stare vigili per capire quale sarebbe stato il nuovo Facebook!

Operazioni del genere sono in atto, a mio avviso, proprio perchè il social network come lo conosciamo non attira più gli utenti e i competitor sono lì pronti a calare l’ascia. Ecco perché si rendono necessarie modifiche e anche completi cambiamenti di rotta per restare sul mercato.

Il social generalista acquista il social di settore o più specifico, e dove non riesce ne va letteralmente a rubare il pubblico.

Ovviamente non è l’unico: anche Google e Amazon stanno uscendo dal loro recinto e ormai integrano una serie di funzionalità che non sono strettamente correlate a quelle legate alla loro nascita. In particolare, la penetrazione di Facebook nella vita di tutti i giorni ci consentirebbe, attualmente, di svegliarci la mattina e sfogliare i giornali mentre siamo al bar a prendere il caffé; ci permette di acquistare o vendere oggetti; di organizzarci con gli amici e in futuro anche di matchare l’anima gemella (e chissà, magari cambiare automaticamente il proprio status sentimentale sui nostri profili digitali); possiamo vederci film e partite; ci permette di informare in tempo reale i nostri parenti che stiamo bene; potremo finanche trasferire soldi da un capo all’altro del mondo per organizzare una colletta per il regalo di un amico. Il tutto senza uscire mai dalla piattaforma.

L’auto-sostentamento non basta più

Uno scenario da apocalisse digitale nel futuro, in cui tre o quattro top-player della Rete avranno pieno controllo sulle nostre vite? Non esageriamo. La riflessione invece diventa di natura squisitamente economica: variare il modello di business potrebbe da un lato essere un modo per allungare il ciclo di vita della piattaforma come detto prima, ma dall’altro potrebbe essere sinonimo del fatto che i social cercano nuove forme di sostentamento.

Si pensi alla spunta verde di WhatsApp che certificherà profili business o i brand su Instagram: piccoli passetti che possono indicare futuri servizi a pagamento? Le partite di Champions League on demand a un costo più contenuto rispetto a quello delle pay-tv non sarebbero in grado di spaccare un mercato? La percentuale di gestione delle transazioni economiche su una vendita non diverrebbero milioni di dollari su una platea così vasta?

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